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Un’offerente di porcellino di età protoclassica dal deposito votivo di Piazza San Francesco (CT). Un contributo alla conoscenza della coroplastica siceliota di stile severo

RIASSUNTO – All’interno del deposito votivo di Piazza San Francesco a Catania, tra le statuette fittili appartenenti all’età protoclassica, spicca una particolare tipologia composta da un esemplare integro per ⅔, con frattura all’altezza delle ginocchia, a cui si aggiungono altri cinque frammenti riferibili a panneggi, braccia e mani. Si tratta di una offerente femminile di porcellino tenuto per una zampa lungo il fianco sinistro della figura. Questa, caratterizzata da un’acconciatura chiusa in un sakkòs e da lineamenti che riprendono i tratti tipici dello stile severo, presenta una postura imperniata sul lato sinistro portante, mentre sul lato destro la
gamba leggermente avanzata si accompagna alla posizione del braccio flesso con la mano poggiata sul fianco.
Il suo apparato iconografico risulta particolare sotto diversi aspetti, quali l’abbigliamento e la postura, e trova pochi e ristretti confronti nell’ambito della coroplastica siceliota. Più significativi, invece, risultano essere i confronti con la grande scultura greca, in particolar modo, per la Madrepatria, con alcune sculture provenienti da Olimpia, e, per la Sicilia, con alcune figure sulle metope in pietra del Tempio E di Selinunte. Il presente contributo si propone, partendo dall’analisi tecnica e formale del tipo in esame, di contestualizzarne la presenza nel quadro della produzione coroplastica siceliota d’età protoclassica, considerando aspetti legati
alla diffusione o eventualmente all’unicità del tipo. L’analisi formale ed iconografica del tipo, infine, consentirà di sviluppare qualche osservazione sui riflessi della grande scultura di stile severo sulla produzione della coroplastica siceliota coeva.

SUMMARY – In the votive deposit of Piazza San Francesco in Catania, among the protoclassical clay figurines found in the votive deposit of Catania’s Piazza San Francesco, a particular type stands out. This type is exemplified by a single example preserved from the knee level, to which we may add five other fragments representing drapery, arms, and hands. The type portrays a female offerant holding a piglet by the foot in her left hand. The figurine’s face is characterized by features typical of the Severe Style, under hair bound in a sakkòs. In posture woman represented is relaxed on the left, while on the right the slightly advanced leg is accentuated by a flexed arm and a hand resting on her side.
The figurine’s iconography is unusual in several ways, ranging from clothing to posture. The type finds few and limited comparisons in the regional context of Greek-Sicilian (Sikeliote) coroplastics. Indeed, comparison to contemporary stone architectural sculpture is more telling. From the Greek mainland, comparanda in stone include sculptures from Olympia, while, from Sicily, iconographies found in the stone metopes of the
Temple E at Selinunte are relevant. Starting from technical and formal analyses of the terracotta type under examination, the present contribution aims to contextualize its manufacture and consumption in the boarder
context of Sikeliote coroplastic production of the Protoclassic period, considering evidence in favor of both its potential origination and its typological uniqueness. These analyses, finally, will allow for the proposal of some observations on how stone sculpture of the Severe style influenced contemporary Sicilian coroplastic production. Continua a leggere

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Un luogo di culto presso la Necropoli Ovest della Montagna di Ramacca (Catania)

RIASSUNTO – Nell’area della Montagna di Ramacca, centro ben noto e particolarmente interessante per la sua posizione strategica nel sistema degli insediamenti indigeni ellenizzati lungo la valle del Margi, durante gli scavi degli anni ‘80, si individuava e si portava alla luce un piccolo deposito votivo situato su una bassa collina, in prossimità dell’area della necropoli: si tratta di un luogo di culto a una divinità difficilmente identificabile, con offerte votive riconducibili, data la vicinanza con la necropoli, a riti sepolcrali di carattere ctonio.
Il piccolo santuario sfruttava gli anfratti della roccia e una banchina di pietre per la deposizione delle offerte, ma doveva essere pure dotato di una qualche struttura, forse lignea, con copertura, attestata dal rinvenimento di tegole. Lo studio delle offerte, costituite da mascherine e statuette fittili, oinochoai a bocca trilobata, lucerne, ma anche materiale di importazione, può fornire un valido contributo alla comprensione di un centro indigeno, fortemente ellenizzato.

SUMMARY – During the excavations in the 80s in the area of Ramacca, a renowed and particularly interesting site due to its strategic position in the group of hellenized indigenous settlements in the Margi valley, a small votive deposit was found on a low hill, close to the necropolis: it is a sacred area devoted to a hardly identifiable divinity, whose votive offers, in light of the proximity to the necropolis, may be associated to sepulchral underworld rites.
In the small sanctuary votive offers were placed inside tiny ravines and within an area delimited by stones. Probably, a wooden structure with a roof existed, as can be inferred by the presence of tiles. The study of the offers, consisting of masks and little clay statues, three-lobed oinochoai, lamps and imported material as well, may contribute to the understanding of an indigenous village, highly hellenized. Continua a leggere

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