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La necropoli dell’antica età del Bronzo di Monte Racello, in territorio di Comiso (scavi Orsi 1897 e 1898)

RIASSUNTO – Scopo di questo lavoro è riportare all’attenzione la documentazione archeologica offerta dal sito di Monte Racello, uno dei tanti piccoli centri scavati da Paolo Ors, ma il cui studio non è più stato ripreso in anni recenti. Lo studio prende avvio proprio dalle sue ricerche e dai materiali da lui raccolti e conservati al Museo “P. Orsi” di Siracusa: la documentazione grafica fornita dall’archeologo ci ha permesso di fare qualche osservazione sulla struttura della capanna e delle sepolture, in particolar modo sul rituale funerario, in relazione soprattutto ai confronti con una bibliografia più aggiornata; anche lo studio della produzione ceramica ha fornito qualche nuova prospettiva, mediante una prima classificazione tipologico-formale dei materiali e un’analisi della sintassi decorativa, che hanno permesso di inserire meglio questo sito all’interno del più vasto orizzonte culturale del Bronzo Antico del comprensorio ibleo. Nonostante le difficoltà date da una documentazione parziale, la ripresa di tale studio è risultata quanto mai interessante, soprattutto se analizzata in un’ottica più ampia che guarda all’intero comprensorio ibleo come ad un’area di intensi contatti tra diversi distretti, con tratti culturali omogenei ma allo stesso tempo con singole peculiarità locali.

SUMMARY – The aim of this work is to pay attention to the archaeological documentation offered by the site of Monte Racello, one of the many little villages excavated by Paolo Orsi, but whose study has not been resumed in recent years. The study starts from his research and from the materials he collected and stored at the “P. Orsi “of Siracusa: the graphic documentation provided by the archaeologist has allowed us to make some observations on the structure of the hut and the burials, in particular about the funeral ritual, in relation above all to comparisons with a more updated bibliography; also the study of the ceramic production has provided some new perspective, through a first typological-formal classification of the materials and an analysis of the decorative syntax, which have allowed to better insert this site within the wider cultural horizon of the Ancient Bronze Age of the hyblaean district. Despite the difficulties given by a partial documentation, the revival of this study was very interesting, especially if analyzed in a broader perspective that looks at the entire Hyblaean district as an area of intense contacts between different zones, with sections homogeneous cultures but at the same time with individual local peculiarities. Continua a leggere

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Arulae di terracotta dalla Collezione Whitaker e annotazioni sulla trasversalità culturale nella Sicilia Occidentale

RIASSUNTO – Attraverso lo studio delle arule provenienti da Mozia si analizza l’iconografia presente sulle stesse. Le arule, databili tra il V e il IV sec. a.C., sono state rinvenute per la maggior parte ai tempi di Whitaker, nobile inglese amante dell’archeologia, e si trovano ora custodite all’interno del Museo presente sull’isola di Mozia, nella sala dedicata alla Collezione Whitaker. Le arule sono state analizzate durante un periodo trascorso sull’isola nella casa delle Missioni Archeologiche. Si nota che a livello iconografico gli oggetti in questione presentano caratteri orientalizzanti nonostante l’assiduo utilizzo che si riscontra di esse in località prettamente di influenza greca. Le arule, nel corso dello studio delle forme e dell’iconografia, oltre che del contesto, sono state messe in relazione con altri esemplari simili ritrovati in altre colonie fenicio-puniche, e non solo, in Sicilia. Grazie ai confronti effettuati, ad un’analisi degli oggetti confrontati e ad un importante confronto con il mondo levantino e vicino-orientale, si propone un quadro generale delle possibili finalità d’uso di queste arule e di come le culture fossero entrate in contatto tra loro. Infine, lo studio tende a sottolineare la comunanza sociale presente sull’isola situata al centro del Mar Mediterraneo, e li contatti tra il popolo greco, il popolo indigeno ed i fenici. Questa mescolanza di culture è palese nei ritrovamenti archeologici e nei contesti di scavo.

SUMMARY – Through the study of the Arulae from Mozia, Sicilian island and Phoenician colony, the iconography present on the same is analyzed. The Arulae, dating between the fifth and fourth centuries BC, were found at the time of Whitaker, a noble English lover of archeology, and are now inside the Museum on the island of Mozia, in the room dedicated to the Whitaker Collection. The Arulae were analyzed during a period spent on the island in the house of the Archaeological Missions. It is noted that on an iconographic level the objects in question present orientalising characters. The Arulae, in the course of the study of forms and iconography, have been related to other similar specimens found in other Phoenician-Punic colonies in Sicily. Thanks to the analysis of the objects compared and an important comparison with the Levantine and near-Eastern world, we propose a general picture of the possible purposes of use of these Arulae, very often found in residential settings. Finally, the study tends to underline the social community present on the island located at the center of the Mediterranean Sea, and the closeness between the Greek people, the indigenous people and the Phoenicians. This mixture of cultures is evident in archaeological finds and excavation contexts.
It’s important to remember that populations from across the Mediterranean were in contact with each other. As such, iconographical elements from the Ancient Near East and Egypt made their way onto Arulae that were produced in Sicily. Continua a leggere

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Vecchi e nuovi dati sulle miniere di selce di Monte Tabuto (Ragusa). Riesame della documentazione e ricostruzione dei contesti

RIASSUNTO – Quello dell’archeologia mineraria è un settore da sempre caratterizzato da una forte componente regionale: le aree storicamente di interesse per la nascita dell’archeologia mineraria sono collocate principalmente nel nord Europa (Belgio, Olanda, Francia settentrionale, Gran Bretagna), dove il settore di studio prende avvio già nella metà dell’Ottocento. Per quanto riguarda la situazione italiana, le brevi parentesi più antiche sono solo quelle di Monte Tabuto in Sicilia (1898) e di Tagliacantoni in Puglia (1934). Solo a partire dalla fine degli anni Ottanta del secolo scorso si assiste a una ripresa sempre più consistente dell’argomento con le cave eneolitiche della Valle di Lagorara in Liguria e soprattutto negli anni Novanta con l’avvio di indagini sistematiche nel grande distretto minerario del Gargano. Il presente lavoro vuole inserirsi all’interno di questa spinta scientifica e fornire un piccolo contributo nel campo dell’archeologia mineraria in Italia, proprio a partire da una di quelle rare antiche parentesi che abbiamo menzionato: le miniere di selce di Monte Tabuto (Ragusa). Questo lavoro procede seguendo due fasi principali: il riesame di tutti i dati di archivio e lo studio della grande quantità di materiale ceramico rinvenuto nelle grotte-miniere. La lettura dei diari di scavo e il confronto con i dati pubblicati evidenzieranno discrepanze significative degne di essere approfondite. L’analisi del materiale ceramico e la ricostruzione dei contesti ci aiuteranno a definire meglio l’importantissima questione delle fasi funzionali e cronologiche delle grotte al fine di ottenere una comprensione globale del sito.

SUMMARY – Mining Archaeology is a specific field marked by a hard regional component: the areas historically involved in the origins of mining archaeology are placed in Northern Europe (Belgium, Netherlands, Northern France, Great Britain). In these countries mining archaeology starts in the mid 1800s. Instead in Italy we have just little brackets with two mining sites: Monte Tabuto in Sicily (1898) and Tagliacantoni in Apulia. Just since the late 1980s we can see this mining aspect having more importance in archeological studies thanks to the researches in the Eneolithic quarries of Valle di Lagorara in Liguria and mostly thanks to the start of systematic researches in the mining districts of Gargano in 1990s. This work wants to be a little contribution for the Italian mining archaeology’s studies and it focuses on one of those ancient brackets in Italy: the flint mines of Monte Tabuto (Ragusa). This work goes through two main phases: the analysis of all the available data and the study of the large amounts of ceramic materials found inside the caves. The reading of excavation journals and the comparison with published data will stress significant differences which it is very important to study in deep. The analysis of pottery and the reconstruction of contexts will help to define a very important point: the functional and chronological phases of these caves. Continua a leggere

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Le fortificazioni di Agrigento: lo studio di Porta VI e Porta VII per una nuova proposta interpretativa

RIASSUNTO – La monarchia esercitata da Agatocle in Sicilia tra la fine del IV e l’inizio del III secolo a.C. inserì la Sicilia nell’orizzonte mediterraneo dei regni ellenistici. La riflessione storica e l’osservazione di alcune testimonianze archeologiche rilevano quanto la stagione del basileus sia stata foriera di un modo nuovo di considerare le città come espressione
di potere e ideologia. Partendo da riflessioni sulla poliorcetica e sul contesto storico, il contributo presenta gli esiti di una ricerca condotta sulle fortificazioni di Agrigento proponendo una nuova interpretazione e una ricostruzione teorica dei sistemi di Porta VI e Porta VII, analizzate nell’ambito di una rilettura complessiva dei due impianti alla luce di un
confronto puntuale con le sistemazioni riferibili ad Agatocle del sistema difensivo di Segesta. Il confronto con questo centro e con le opere dovute al monarca presso il Castello Eurialo di Siracusa, e alla Porta nord di Selinunte, le analogie riscontrabili nella disposizione e nel funzionamento di altri sistemi difensivi presenti in Sicilia, Magna Grecia ed Epiro, consentono di proporre una rilettura degli impianti agrigentini che inserisce il sistema difensivo della città nella koinè architettonica che sempre più gli studi riscontrano nell’ambito di un ellenismo di marca occidentale.

SUMMARY – Between the end of the IV and the beginning of III century BC, Agathokles ruled Sicily as monarch and connected the island with the other Hellenistic reigns. Historical considerations and archeological evidences take notice that the basileiameans a new way of considering cities as expressions of power and ideology. Starting from observation about polyorcetics in the historical context, this paper presents the result of a research carried out on the fortifications of Akragas, proposing a new interpretation and a theoretical reconstruction of the systems of Porta VI and Porta VII, analyzed in the context of a complex re-reading of the two gates in the light of a punctual comparison with the arrangements referable to Agathokles of the Segesta defense system. The comparison goes on with the works due to the monarch at the Eurialo Fortress at Syracuse, and at the North Gate of Selinous; moreover similarities are found in the arrangement of other defensive systems in Sicily, Magna Graecia and Epirus. These considerations allow to propose a reinterpretation of the akragantines gates that insert the city’s defensive system into the architectural koinè that recent studies are finding in the context of the Western Greek Hellenism. Continua a leggere

Pubblicato in Falco Davide | Contrassegnato , , , , , | Lascia un commento

Montagna di Marzo (Piazza Armerina). La tomba Est 31

RIASSUNTO – Il contributo discute i dati archeologici e epigrafico-linguistici relativi alla tomba a camera ipogeica Est 31, che contiene i sarcofagi di due guerrieri, deposti tra la fine del secondo e gli inizi del terzo quarto del V sec. a.C. Quattordici dei vasi che fanno parte del cospicuo corredo recano delle iscrizioni graffite, con l’impiego del greco in alcune, di una lingua anellenica in altre. Vi si riconoscono due mani, che si caratterizzano per l’uso di varianti grafiche diverse, scelte per i valori socioculturali ad esse inerenti.

SUMMARY – This contribution discusses the archaeological and epigraphical-linguistic evidence from chamber tomb East 31, which contained the sarcophagi of two warriors, dating to the end of the second and the beginning of the third quarter of the 5th century BC. Fourteen of the vases that are part of the conspicuous grave goods from the tomb bear
graffito inscriptions, with the use of Greek in some, of a non-Greek language in others. Two hands are distinguished, which are characterized by the use of different graphic variants, chosen according to their inherent socio-cultural values. Continua a leggere

Pubblicato in Agostiniani Luciano, Albanese Procelli Rosa Maria | Contrassegnato , , , , , , , , , | Lascia un commento

Dal caos all’ordine: un gruppo di vasi dalla Piana di Gela e le contaminazioni nell’Eneolitico della Sicilia

RIASSUNTO – Nel 1960 il Museo di Gela acquisì un gruppo di reperti da una località detta Ponte Olivo, privi di informazioni sulle modalità di rinvenimento, sebbene verosimilmente appartenenti ad una deposizione cultuale da collegarsi al perduto insediamento preistorico di Settefarine. I reperti consistono in una pisside con coperchio e in una variegata serie di piccole anfore, molte dipinte con schemi geometrico-lineari, i cui modelli si rintracciano nel Mediterraneo orientale. Uno studio condotto tramite la cluster analysis e i confronti con altri esempi siciliani consentono di identificare tre stili diversi (Serraferlicchio, Malpasso-Piano Quartara e Sant’Ippolito) all’origine di queste anfore. Normalmente considerati come appartenenti a diversi periodi eneolitici, la coesistenza di questi stili nelle anfore di Ponte Olivo dimostra che essi furono almeno in parte contemporanei. Ma le anfore di Ponte Olivo non appartengono ad alcuno di questi stili e mostrano semmai un processo di contaminazione stilistica tra due diverse estetiche, una “pittorica” e caotica tipica dello stile di Serraferlicchio, l’altra “plastica” e volumetrica appartenente allo stile di Malpasso-Piano Quartara, entrambe all’origine di manufatti con una decorazione dipinta soggetta alla tettonica del vaso, secondo l’estetica considerata tipica dello stile di Sant’Ippolito. Il caso di Ponte Olivo non è unico in Sicilia, poiché è possibile identificare altre forme di contaminazione tra differenti stili dell’Eneolitico siciliano. Quest’epoca è infatti caratterizzata da molteplici stili, molti dei quali originati da diverse regioni del Mediterraneo. Nonostante numerosi studi, è impossibile stabilire una sequenza di stili ceramici valida per l’intera Sicilia che ponga confini netti tra periodi caratterizzati da ciascuno di essi. Il processo di contaminazione tra stili rivela piuttosto una Sicilia frammentata in comunità autonome ma dinamiche, la cui formazione ruppe l’uniformità della Sicilia neolitica e procedette in direzione di una sintesi, dal “caos” all’“ordine”, che generò, all’inizio del Bronzo antico, l’omogenea facies di Castelluccio diffusa sulla gran parte dell’isola.

SUMMARY – In 1960 the Museum of Gela in Sicily acquired a group of Eneolithic finds from a place called Ponte Olivo, without any information on how they were discovered, but probably belonged to a cultual deposition linked to the lost prehistoric settlement of Settefarine. The finds consist of a pyx with lid and of a small amphorae variegated series, many of them painted with geometrical-linear patterns, which model is tracked in the Aegean. A study undertaken through the cluster analysis method and comparisons with other Sicilian examples allows us to identify three different styles (Serraferlicchio, Malpasso-Piano Quartara and Sant’Ippolito) at the origin of the Ponte Olivo amphorae. Normally regarded as belonging to different Eneolithic moments, the coexistence of these styles in the Ponte Olivo amphorae shows as they were at least partially contemporaries. But the amphorae of Ponte Olivo does not belong to any of these styles: they show a process of stylistic contamination, between two different aesthetics, the “pictorial” and chaotic one belonging to the Serraferlicchio style and the “plastic” and volumetric one, typical of the Malpasso-Piano Quartara style,
as origin of vessels with a painted decoration subject to the shape of the vessel, according to the typical aesthetics of the Sant’Ippolito style. The case of Ponte Olivo is not unique in Sicily, because we are able to identify other forms of contamination between different Eneolithic Sicilian styles. In fact, this period is characterized by multiple styles, many of them originated from different regions of the Mediterranean. Despite many studies, it is impossible to establish a styles sequence valid for all Sicily, placing clear boundaries between periods that were characterized by each of these styles. The process of contamination between styles, which rather reveals the existence of autonomous but dynamic communities, whose formation broke the uniformity of Neolithic Sicily, proceeded in the direction of the synthesis, from “chaos” to “order”, generating, at the beginning of the Bronze Age, the homogeneous facies of Castelluccio extended over most of the island. Continua a leggere

Pubblicato in Nicoletti Fabrizio | Contrassegnato , , , , , , , , , , | Lascia un commento