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I principes iuventutis tra successione e divinizzazione. Una proposta di lettura dell’atipico processo di divinizzazione subito dalle figure di Gaio e Lucio Cesari

RIASSUNTO – Gaio e Lucio Cesari, dal 17 a.C. figli adottivi ed eredi designati del princeps, incarnerebbero l’ideale progetto dinastico di Augusto, conclusosi nel 4 d.C. con la morte dell’ultimo dei due fratelli. Una rilettura delle loro esperienze è quanto mai auspicabile ai fini di una corretta valutazione della politica dinastica messa in atto dal primo imperatore. Nello specifico, la strumentalizzazione delle loro figure non pare cessare con il 4 d.C., quando sembra che i due furono oggetto di un inusuale processo di divinizzazione, attraverso l’accostamento alla diade divina dei Dioscuri, il cui fondamento pare potersi rintracciare nella concessione, nel 6/5 a.C. a Gaio e nel 2 a.C. a Lucio, del titolo di princeps iuventutis. Tale ipotesi potrebbe, altresì, rendere ragione di quanto avvenuto nel contesto provinciale, dove fu possibile perpetrare la memoria dei Caesares attraverso la realizzazione o la ridedicazione di edifici templari; un unicum nel panorama della dinastia giulio-claudia, all’interno della quale solo i componenti divinizzati ricevettero tale onore. A Roma, invece, il clima fortemente conservativo unitamente alla presenza di Tiberio imposero ad Augusto l’adozione di un linguaggio fatto di richiami e simboli ispirati alla tradizione mitica legata ai Dioscuri, del quale una testimonianza sembra cogliersi nella realizzazione del singolare complesso commemorativo del Nemus Caesarum.

SUMMAR – Gaius and Lucius Caesares, since 17 BC princeps’s adopted sons and designated heirs, would embody the ideal dynastic project of Augustus, which ended in 4 AD with the death of the last of the two brothers. A re-reading of their lives is highly desirable in order to reach a correct evaluation of the dynastic policy implemented by the first emperor. Specifically, the exploitation of their figures does not seem to quit in 4 AD, when it seems that they were the object of an unusual process of divinization, through the association with the divine dyad of the Dioscuri, whose foundation seems to be traced back to the concession, in the 6/5
BC to Gaius and in 2 BC to Lucius, of the title of princepss iuventutis. This hypothesis could also justify what happened in the provincial context, where it was possible to perpetrate the memory of the Caesares through
the construction or rededication of Templar buildings; a unicum in the panorama of the Julio-Claudian dynasty, within which only the deified members received this honor. In Rome, instead, the strongly conservative climate together with the presence of Tiberius imposed on Augusto the adoption of a language made of references and symbols inspired by the mythical tradition linked to the Dioscuri, of which an evidence seems to be grasped in the realization of the singular memorial complex of the Nemus Caesarum.